La sinistra che guarda indietro perde, chiedete ad Ed

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La sconfitta del Labour di Ed Milliband alle elezioni inglesi pone, ancora una volta, il tema delle difficoltà della sinistra di ripensare se stessa in un mondo profondamente trasformato, nelle abitudini, nei comportamenti e anche nelle scelte politiche, dalle impetuose innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni e dalla globalizzazione. Ed Milliband, pur avendo vinto la sfida per la leadership del Labour contro suo fratello David (blairiano), innalzando la bandiera della sinistra vecchio stampo, ha rovinosamente perso le elezioni contro il premier conservatore Cameron, considerato anche dai media un personaggio sbiadito: per certi versi, siamo in una situazione simile a quella che vide Bersani vincere le primarie contro Renzi e poi perdere (o non vincere, se preferite) le elezioni politiche. Non potremo mai sapere se David Milliband sarebbe stato capace di portare a casa un risultato migliore, l’unica cosa certa, però, è che la sinistra vecchio stampo non piace più ai cittadini europei, e chi pensa di riproporla si condanna alla marginalità.
Vuol dire che siamo costretti a diventare tutti centristi? (“moriremo tutti democristiani”, si diceva una volta). Questa è la previsione “funesta” di coloro che richiamano – in Italia, come in Inghilterra (ma anche in Francia e Germania, dove socialisti e socialdemocratici se la passano maluccio) – al passato glorioso fatto di battaglie, passione e piazze. Una profezia che si auto-avvererà se chi la propone la teme davvero. Per una certa sinistra oggi in Italia il nemico è Renzi e, combattendolo, si dà spesso l’impressione di combattere il cambiamento che il segretario del Pd e presidente del Consiglio dice di voler perseguire e, in parte, persegue.
Ma dove sta scritto che la sinistra non possa accettare la sfida del cambiamento proposta da Renzi, cercando di indirizzarla? Non basta dire che il leader del Pd fa sempre di testa sua. Non mi pare che all’emergente rottamatore Renzi la “ditta” desse molto spazio, è stato lui a conquistarselo spingendo. Non mi pare che da lui accettassero consigli sugli umori del Paese e, come poi la storia ha dimostrato, fu un errore. Eppure, c’è ancora chi crede di poter tornare indietro, fermando “l’usurpatore”. Forse la cosa, tra qualche tempo, potrebbe anche funzionare nei Palazzi, ma siamo sicuri che poi gli elettori del Pd e i cittadini capirebbero?
L’errore più grosso di alcune vestali dell’ortodossia della sinistra è la sfiducia verso la sinistra stessa: sembrano non credere che da sinistra, all’interno dello stesso Partito democratico, possa nascere una proposta di forte cambiamento, di originale innovazione, alternativa al pensiero unico liberista che ha dominato negli ultimi trent’anni. Una proposta che possa porsi in concorrenza con quella portata avanti oggi da Renzi che comunque, a guardarne le linee di fondo, è anch’essa nel solco della sinistra, di una sinistra più liberale e storicamente minoritaria, ma non al di fuori di essa. Si tratta di due opzioni che devono coesistere in un grande partito come il Pd, competendo per l’egemonia non con lotte intestine tra bande ma sottoponendo le proposte e le idee alternative, ma anche i leader capaci di portarle avanti, al giudizio dei propri elettori, e poi dei cittadini tutti.
Questo potrà accadere solo quando si capirà che i valori della sinistra non sono le abitudini, gli atteggiamenti e i comportamenti storici che noi definiamo di sinistra, ma solo le idee che ne sono alla base e che in tempi differenti possono esprimersi e diffondersi con mezzi e forme differenti.
La sinistra riformista e di governo è socialismo, e il socialismo è innanzitutto libertà che si esprime nella ricerca dell’uguaglianza possibile, nella difesa dei più deboli, nella capacità di guardare “avanti”, non indietro. Una cosa è certa, infatti: se la sinistra diventa conservatrice, rinnega se stessa. Purtroppo, temendo di non essere all’altezza della sfida lanciata dal liberismo, la sinistra è stata conservatrice per troppi anni, ha preferito difendersi e difendere un mondo vecchio perché non riusciva e non riesce ancora a pensarne uno nuovo. Ma non è mai tardi per riprendere il cammino verso il futuro.

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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