Campania, il futuro riparte dal Lavoro

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Sviluppo, Mezzogiorno, diritti, ambiente, cultura sono alcuni dei temi sui quali da decenni si sprecano promesse. Parole vuote, se la politica non torna ad essere, come lo è stato nelle migliori stagioni di questo Paese, impegno costante. Solo con il lavoro quotidiano di tutti è possibile iniziare a cambiare una realtà, quella della Campania, depressa da una lunga crisi economica ma anche da un centrodestra fantasma che ha governato la Regione senza che nessuno se ne accorgesse.
Qualcuno sostiene che Caldoro, in fondo, non abbia fatto grandi danni, ma non si chiede quali siano i danni del lasciar andare le cose, del mostrarsi indifferenti e inerti davanti ad una realtà sempre più degradata, a cominciare dall’ambiente martoriato, da una sanità che taglia servizi ai più poveri, da un sistema dei trasporti locali al collasso, da una cultura umiliata. Un centrodestra che, soprattutto, ha chiuso gli occhi davanti a un’intera generazione di giovani e donne campane senza occupazione.
Va bene la crisi, va bene il Mezzogiorno dimenticato, va bene la realtà complessa, ma davvero Caldoro ci vuole convincere che, nei 5 anni che ha governato la Campania, non si potesse fare di meglio che tagliare servizi, aumentare tasse e promettere grandi progetti poi restati al palo? Davvero non c’è alternativa allo spreco di fondi Ue in mance per sagre e festival di paese e mini interventi a pioggia dell’ultimo minuto? Forse Caldoro ha ragione: con questo centrodestra, che ai problemi cronici ha sommato la rassegnazione di chi ormai crede che non sia più possibile risollevarsi, un’alternativa al disastro non c’era, e non c’è. Per questo motivo è arrivato il momento di cambiare. E la svolta è il Lavoro. Solo ripartendo dal mondo del lavoro, dal creare lavoro e dal lavoro che ognuno di noi deve fare per ridare dignità a se stesso e alla sua terra, è possibile rilanciare lo sviluppo.
Povertà, disagio, emarginazione, bassa scolarità, illegalità diffusa non possono essere una condanna definitiva per la Campania. L’errore che si è fatto è approcciare questi temi come singoli problemi mentre è possibile curare tutte queste piaghe cominciando da un solo versante: la creazione di posti di lavoro. Per una regione come la nostra, ormai, non è nemmeno più una priorità ma una precondizione per poter affrontare tutto il resto. Quello che serve, dopo decenni in cui questo tema non è mai stato all’ordine del giorno, è impostare una politica industriale che rafforzi, certamente, il tessuto imprenditoriale esistente ma che, soprattutto, faccia leva su due scommesse: creare un “ambiente” che possa attrarre investimenti – sia italiani che esteri – sul territorio e sostenere fortemente le nuove iniziative imprenditoriali ad altissimo contenuto tecnologico e di innovazione per proiettare la Campania nel futuro.
Scommesse che è possibile vincere solo a due condizioni: che vengano stanziate ingenti risorse sia per finanziare pochi progetti potenzialmente capaci di trainare lo sviluppo, sia per la qualificazione del capitale umano in funzione di questo progetto di crescita. Solo con questa visione strategica – e non con vecchie ricette ideologiche o folcloristiche – sarà possibile invertire il declino economico della Campania e ridare dignità a intere generazioni di giovani e donne che oggi sono tagliate fuori dal lavoro e, di conseguenza, da un reale diritto di cittadinanza.

Gianluca Daniele / Candidato Pd al Consiglio regionale della Campania

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Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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