Estate fredda, autunno caldo

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Economia al palo e disoccupazione in crescita. Per ripartire, l’Italia punti sul Sud, e il Sud su cultura e turismo. Il Paese si rilancia con maggiori investimenti, non tagliando i diritti

L’estate appena trascorsa ci ha messo di fronte allo spettro della crisi economica e della deflazione. Purtroppo i provvedimenti presi dal governo Renzi, a partire dalla politica fiscale, imperniata sulla restituzione degli 80 euro, non hanno prodotto i risultati sperati: gli indicatori economici, tra i peggiori d’Europa, fanno prospettare un autunno sicuramente molto caldo. Abbiamo aperte, sul tavolo di crisi del ministero dello Sviluppo economico, decine di vertenze che rischiano di produrre ulteriore disoccupazione e perdita di competitività del Paese. I dati dell’ultima rilevazione Istat e le dichiarazioni del presidente della Bce Draghi, che preannunciavano una sorta di commissariamento per l’Italia, danno il quadro della drammaticità della situazione.

A luglio 2014 il tasso di disoccupazione, pari al 12,6%, risulta in aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dello 0,5% nei dodici mesi. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è al 42,9%, in diminuzione dello 0,8% rispetto a giugno, ma in aumento del 2,9% nel confronto tendenziale. Il tasso di inattività si attesta al 36,3%, in diminuzione dello 0,1% in termini congiunturali e dello 0,3% su base annua. Questi dati dimostrano, ancora una volta, quanto l’austerity non sia la risposta alla crisi e quanto, invece, l’abbia prolungata, non apportando alcun beneficio né accelerazione a quella ripresa tanto auspicata. Per questi motivi la Cgil, insieme ad alcune forze politiche ed associazioni, ha lanciato la raccolta firme per l’abrogazione di alcuni articoli della legge 243 del 2012 che può servire a rimediare all’errore commesso dal Parlamento allorquando fu approvato il Fiscal Compact.

L’Italia necessita di rilanciare la crescita e lo sviluppo attraverso il lavoro e puntando sul Mezzogiorno, vera emergenza nazionale. E lo sviluppo del Sud passa attraverso due asset strategici: cultura e turismo. Emblematica è la vicenda di Pompei i cui crolli continuano. Si è parlato di incuria, di mancanza di fondi per la manutenzione e per gli stipendi degli addetti, ma non si è mai detto che dal solo sbigliettamento Pompei ha incassato 20 milioni e 330mila euro nel 2013 (dati Mibact): soldi che, evidentemente, non rimangono nel sito per il suo mantenimento, ma vengono inviati al ministero che li reindirizza diversamente. Si tratta del secondo sito statale a pagamento più visitato del Paese dopo il Colosseo, secondo una classifica del ministero della Cultura che, solo per parlare della Campania, vede gli scavi di Ercolano al 17esimo posto e quelli di Paestum al 24esimo, ma anche la Reggia di Caserta al decimo, il Museo archeologico nazionale di Napoli al 15esimo e la Grotta Azzurra di Capri al 18esimo posto. La lista delle bellezze potrebbe continuare (scavi di Oplonti e Pozzuoli, museo di Capodimonte, il Teatro di San Carlo, solo per citarne alcuni). Davvero, quindi, l’Italia potrebbe ripartire puntando sul Mezzogiorno e il Mezzogiorno dovrebbe ripartire puntando sui beni culturali. Al Sud mancano, però, infrastrutture e collegamenti per rientrare nei circuiti turistici più accreditati. Nel decreto Sblocca Italia ci sono provvedimenti relativi all’alta velocità Napoli-Bari, all’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi, al completamento della linea 1 della Metropolitana di Napoli, all’area ex Italsider di Bagnoli, ma non sempre sono chiari tempi e modi di spesa.

Un banco di prova importante sarà l’approvazione della riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs Act. Ben venga una riduzione delle forme di lavoro precario attraverso l’introduzione del contratto a tutele progressive e una riforma sostanziale degli ammortizzatori sociali che metta le basi di un trattamento universalistico legato al lavoratore, in grado di coprire i periodi di non lavoro. Purtroppo, però, all’interno del governo e del parlamento si riaffaccia l’idea di intervenire sulle tutele esistenti con l’introduzione di nuovi elementi di precarizzazione del mercato del lavoro: questo sarebbe inaccettabile, ci riporterebbe indietro ad anni bui.

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Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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