Verso le Primarie del Pd / Per la rivoluzione della dignità

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Proposte su lavoro e Mezzogiorno estratte dal programma di Gianni Cuperlo

II Pd deve cambiare il suo modo di stare tra le donne e gli uomini che sceglie di rappresentare, a cui vuole dare voce e potere. (…) La sfida è promuovere una nuova cittadinanza. Un’alleanza per la piena e buona occupazione. Un nuovo legame tra l’impresa che sceglie di rinnovarsi e investire, il lavoro che cambia, il campo vitale del no profit e di un terzo settore che incrocia volontariato e nuovi bisogni, i saperi che travolgono antichi argini. (…)

Al primo posto c’è il lavoro. Dentro questa priorità, l’urgenza è il contrasto alla disoccupazione. Occorre un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile finanziato in modo consistente, concentrando le risorse che nei prossimi anni si recupereranno dalla riduzione della spesa degli interessi sul debito pubblico, dal contrasto all’evasione fiscale e dai maggiori margini d’azione contrattati a livello europeo. Un piano che consenta di impegnare centinaia di migliaia di giovani in attività legate all’ambiente, alla cultura, alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico e paesaggistico, all’economia digitale e allo sviluppo di attività e modalità di produzione innovative.

Si tratta di utilizzare un potenziale enorme di conoscenza e capacità che esce dalle nostre scuole e università e resta inutilizzato, specie al Sud. Su questo occorre compiere una scelta coraggiosa, capace di produrre effetti sul tessuto sociale e sulla domanda interna ben più significativi di una riduzione impercettibile del cuneo fiscale o di una lieve diminuzione della tassazione sulla prima casa. Bisogna sottrarre il tema del lavoro dall’ossessione che il deficit di competitività delle nostre imprese dipenda dalla legislazione sul lavoro. Abbiamo già perso troppo tempo in scontri su questo terreno. L’obiettivo deve essere piuttosto quello di favorire la fuoriuscita di una parte ancora grande del mondo del lavoro da una condizione di precarietà senza diritti e tutele.

Dentro questa cornice e nel rispetto del secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione, bisogna pensare a un programma mirato al pieno inserimento economico, sociale e culturale delle persone disabili. Dal superamento delle barriere architettoniche alla valorizzazione di un patrimonio straordinario di capacità e umanità, l’Italia deve diventare anche su questo terreno il paese dell’inclusione, dell’accoglienza, di una piena e matura cittadinanza.

Il Mezzogiorno

La crisi ha colpito duramente il Paese in ogni sua parte, ma nel Sud ha scaricato gli effetti sociali più drammatici: l’inoccupazione di massa e le nuove povertà, la desertificazione produttiva e la fuga dei giovani. Sono stati anni di abbandono, di dimenticanza, di rimozione. Abbiamo fatto fatica, anche a sinistra, a pronunciare la parola “Sud”. A riempirla di senso, di forza politica. La questione meridionale è diventata una questione dei meridionali, o ridotta a questione criminale, come se i temi della moralità pubblica, della legalità e delle mafie, non riguardassero ormai da tempo l’intera penisola.

I governi a trazione nordista della destra sono stati i più antimeridionalisti della storia della Repubblica. Ma il problema riguarda l’Italia tutta, l’intera sua classe dirigente, i grandi mezzi di comunicazione che nell’ultimo ventennio hanno rimosso il Mezzogiorno. Il Sud è invece la frontiera europea della crisi. Solo da queste aree si potrà avviare una ripresa, durevole, solida, dello sviluppo del continente. Questo è ancora più vero per l’Italia, che ha nel Sud il suo maggiore potenziale di sviluppo e che, invece, senza Sud non sembra avere margini per rilanciare davvero una nuova crescita. Abbiamo bisogno che torni una visione politica d’insieme sul Mezzogiorno, che non può più essere surrogata dalla frammentazione di interventi finanziati coi fondi strutturali.

Bisogna puntare sulla crescita dimensionale e sull’innovazione tecnologica; incentivare le produzioni sostenibili (a partire dalla mobilità); investire sulle reti digitali; riqualificare le aree urbane; volgere all’efficienza energetica l’edilizia e sviluppare in modo diffuso le energie rinnovabili; mettere in campo una vasta opera di difesa e valorizzazione dell’ambiente e del territorio; sviluppare filiere agro-alimentari di qualità nella prospettiva dell’integrazione mediterranea; avviare una moderna industria culturale, non solo turistica; favorire i servizi avanzati e l’impresa sociale, come veicolo di integrazione, anche tra generazioni, per una civiltà della convivenza e del benessere; investire in formazione e strutture scolastiche. Il miglioramento dei servizi pubblici può diventare anche una leva occupazionale per i giovani.//

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Autore

Redazione

Merqurio - Quaderni socialisti Periodico di informazione politica, culturale e sindacale

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