Verso le primarie del Pd / Giustizia, basta demagogia. Rinnovare la cultura politica partendo dal garantismo

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La macchina del fango condanna i riformisti e premia la conservazione

Può la sinistra emanciparsi dalla visione puramente legalitaria della politica, che dalla fine della prima Repubblica ad oggi si è concretizzata nella opposizione tra giustizialismo e garantismo? La risposta a questa domanda è un reale punto di partenza per dare vita, in occasione delle primarie del Partito democratico, ad una revisione profonda della cultura politica di sinistra, perché oggi il populismo demagogico e talvolta violento, che nella crisi trova forte linfa vitale, è figlio per larga parte dell’aver racchiuso una grossa fetta della identità della sinistra nel legalitarismo, nel lavoro delle procure, nel giornalismo di inchiesta senza contraddittorio e spesso basato su teoremi piuttosto che prove. Così dunque la divisione tra giustizialisti e garantisti, tra politici ladri e cittadini onesti, è diventato il binomio distintivo del sistema politico italiano: non più destra-sinistra, ma guardie contro ladri.

Ai tempi di tangentopoli, in cui si è legittimato questo sistema, si è scelto non di riformare la politica mediante i suoi strumenti propri, ma si è preferita la via giudiziaria: puntare sulle responsabilità penali che, in attesa di essere confermate da sentenze definitive, costituivano il metodo di gogna pubblica grazie al quale si dismettevano intere classi dirigenti. A prescindere dalla reale entità dei fatti imputati, l’inquisizione in Italia da anni funziona con il metodo che oggi appellano come macchina del fango: atti giudiziari, intercettazioni spesso senza rilevanza penale, sbattute in prima pagina perché la condanna non deve essere processuale ma per acclamazione di popolo, grazie a forti campagne denigratorie dei media, e di certa satira politica mirata e senza etica. Nel momento in cui la sinistra ha strizzato l’occhio a questo metodo per risolvere i suoi conflitti ideologici tra riformismi e massimalismi, piuttosto che sciogliere i nodi e le contraddizioni della propria cultura sociale di riferimento, ha consegnato se stessa ad un lento ed inesorabile declino, accentuato anche da un mondo produttivo e del lavoro che in vent’anni è cambiato con velocità mai vista prima. Nascondendosi dietro le inchieste mediatiche o giudiziarie, però, si rinuncia ad ogni dinamica evolutiva di revisione del proprio impianto culturale e si perde la capacità di fare analisi critiche di meriti e responsabilità politiche, perché ogni discussione viene rinchiusa in atti giudiziari, spesso anche senza rilevanza penale.

Senza queste analisi, però, come si può mai pensare di costituire un rinnovamento che non provenga da un’aggressione esterna alla sinistra, spesso portatrice di populismo, demagogia, smantellamento di ogni forma organizzativa? Il fatto che si sia lasciato ad un condannato in terzo grado per frode fiscale la battaglia sul funzionamento della giustizia dimostra che c’è una sinistra chiusa in un angolo dell’alta morale in cui spesso si nascondono ipocrisie e falsi valori. Soprattutto chiusa in un ruolo difensivo, conservativo, abdicando al ruolo naturale di forza innovatrice.

Quanti in questi anni hanno utilizzato strumentalmente la crociata morale, salvo poi essere trascinati loro stessi nella macchina del fango? Sia chiaro: legalità ed etica civile sono cardini imprescindibili di uno Stato di diritto, ma non possono esserne il fine politico, altrimenti decadono da valori universali fondamentali ad un distinguo tra buoni e cattivi, in una società che tanti esami di coscienza avrebbe da farsi. Come dimostrano i livelli mai visti in Occidente di evasione di fiscale e di reati ambientali, o l’esistenza di forze criminali tanto potenti da costituire una vera economia parallela su cui spesso si reggono, anche involontariamente, le condizioni di vita di tantissime persone per bene.

Oggi che il sistema politico nato con la seconda Repubblica mostra chiari segni di disgregazione, quindi, si rende necessaria e doverosa quella operazione politica che non è stata fatta a sinistra nel ’93: rinnovare la propria cultura politica avendo come faro la rappresentanza delle istanze dei soggetti deboli della società, nel nome della maggiore uguaglianza, della solidarietà sociale e della libertà, smettendo di scaricare sulla magistratura la propria inconsistenza politica e non avendo paura di condannare comportamenti di singoli magistrati, giornalisti o politici che violano il principio di innocenza fino all’esistenza di una evidente prova contraria. La cultura politica di sinistra deve avere come cardine il principio che è lo Stato a dover dimostrare la colpevolezza di un cittadino, perché il principio contrario è fondamento da sempre della destra.

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Autore

Michele Petriccione

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