Verso le Primarie del Pd / Cambiare verso

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Proposte su lavoro e Mezzogiorno estratte dal programma di Matteo Renzi

I nostri convegni, i nostri discorsi, le nostre mozioni danno spesso grande spazio alla parola “lavoro”. Ci piace discuterne. Ci rassicura sapere che la priorità è il lavoro. Ci emoziona pensare che la Costituzione – che pure vedeva la presenza di culture ben diverse tra loro – abbia messo il lavoro al primo posto, in cima agli articoli. Ne parliamo tanto, ma dobbiamo fare di più. Perché il lavoro è considerato un’emergenza solo a parole.

Ma oggi dobbiamo avere il coraggio di dire che, a parte il pubblico impiego, noi non riusciamo a incrociare le preferenze di chi lavora e nemmeno di chi sognerebbe un lavoro come i nostri concittadini disoccupati. È imbarazzante sapere che il partito della sinistra italiana, autore di alcuni tra i convegni più interessanti sull’operaismo, è il terzo partito tra gli operai. Le fabbriche non ci votano, ne siamo consapevoli? I disoccupati non affidano a noi la speranza di stare meglio, ci è chiaro? Chi crea posti di lavoro, investendo sulle aziende e non sulla finanza, non si fida ancora di noi, lo sappiamo?

Ecco perché dobbiamo cambiare verso. Anche al modo di affrontare l’emergenza lavoro, in un Paese in cui qualcuno aveva proposto di creare un milione di posti di lavoro, ma alla fine di quella storia il milione di posti di lavoro è in meno, non in più.

Se toccherà a noi guidare il Pd proponiamo di cambiare verso a questa discussione in modo molto netto. Vanno cambiati i centri per l’impiego, in un Paese dove si continua a trovare lavoro più perché si conosce qualcuno che perché si conosce qualcosa: la raccomandazione più che il merito. E qualcosa vorrà pur dire se i centri per l’impiego in Italia danno lavoro a 3 utenti su 100 contro quelli svedesi che arrivano a 41 su 100 o quelli inglesi che raggiungono la cifra di 33 su 100.

Abbiamo bisogno di una rivoluzione nel sistema della formazione professionale, che troppo spesso risolve più i bisogni dei formatori che di chi cerca lavoro: e dobbiamo avere il coraggio di dire che sono state scritte pagine indecorose da alcune amministrazioni locali – persino vicine al nostro partito – nella gestione della formazione professionale.

Dobbiamo semplificare le regole del gioco: sono troppe duemila norme, con dodici riviste di diritto del lavoro, con un numero di sindacati e sindacalisti che non ha eguali in nessun paese occidentale. La funzione insostituibile del sindacato va difesa dagli eccessi e garantita attraverso la legge sulla rappresentanza e una rigorosa certificazione dei bilanci di ogni organizzazione sindacale, così come la dignità della politica va difesa dagli sprechi di alcuni politici e della casta. Le associazioni degli imprenditori e dei datori di lavoro – che tante indicazioni danno in occasioni delle proprie assemblee annuali – debbono essere chiamate a una precisa rendicontazione dei vari contributi che ricevono le aziende socie: diminuire i contributi a pioggia che ricevono alcune aziende per abbassare le tasse a tutte le aziende.

Attenzione ai nuovi settori: Internet ha creato 700.000 posti di lavoro negli ultimi 15 anni, ma sembra ancora un settore riservato agli addetti ai lavori. E un piano per il lavoro da presentare al Paese prima del prossimo Primo Maggio per raccontare che idee abbiamo noi del lavoro, dalla possibilità di assunzioni a tempo indeterminato per i giovani con sgravio fiscale nelle aziende per i primi tre anni fino all’investimento necessario per chi si trova senza lavoro all’improvviso a cinquant’anni.

Il Mezzogiorno

Per il Sud dobbiamo farci promotori di una strategia fondata su investimenti mirati, non a pioggia, e concentrata sui fattori di lungo termine della crescita: infrastrutture materiali e immateriali, istruzione, ricerca, efficace controllo del territorio contro l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata, apertura dei mercati chiusi, superamento del carattere categoriale del Welfare, concentrando gli interventi sulle famiglie povere con minori.

Insomma: non soluzioni alla ricerca di un problema, come è accaduto con la Banca del Sud di Berlusconi e Tremonti, ma sistematica strategia di riduzione degli ostacoli che ostruiscono la strada della crescita.

Sapendo che il divario di sviluppo accumulato dal Sud rispetto al Nord è così ampio e le potenzialità inespresse così grandi da consentirci di affermare che il successo di questa strategia, esplicitamente rivolta a cambiare la struttura stessa degli incentivi che sono alla base dell’attività economica, nel suo rapporto con la politica, potrà favorire un ritmo di crescita, al Sud, significativamente più elevato rispetto a quello del Centro-Nord.//

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Autore

Redazione

Merqurio - Quaderni socialisti Periodico di informazione politica, culturale e sindacale

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