Una sinistra libera

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Per orientarsi nel labirinto vanno abbandonati i sentieri senza uscita e i tabù del passato
E se si vuole davvero il cambiamento non si può che cominciare dal Mezzogiorno

Quale sinistra? È questa la domanda che Merqurio si fa, a pochi giorni dalle primarie per l’elezione del nuovo segretario del Pd. Quali caratteristiche deve avere un partito di sinistra moderno, cosa deve portarsi dietro della tradizione e cosa è meglio abbandonare, perché non più corrispondente alla realtà sociale dei giorni nostri? Una domanda non nuova ma che, oggi, assume un significato diverso, perché il Paese, e la sinistra, sono ad un bivio. La crisi economica si intreccia con un ricambio generazionale della classe dirigente, non solo politica. Le possibilità di entrare in un vicolo cieco sono non poche e reali. Davanti ad un labirinto, nessuno sa se la strada intrapresa porterà da qualche parte ma, nel corso del cammino, bisogna ricordare quali erano i sentieri che non hanno portato da nessuna parte, e cercare di non percorrerli di nuovo. Per fare questo serve, finalmente, una sinistra libera.
Una sinistra che si liberi da tutta una serie di tabù che ne hanno dimezzato la capacità d’incidere, che in qualche modo si liberi di una parte di se stessa. La decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale è solo uno dei segnali da cogliere, in questo senso. Probabilmente, il leader di Forza Italia non uscirà di scena, ma è possibile che, da protagonista indiscusso degli ultimi vent’anni, ora vedrà il suo ruolo ridimensionarsi. L’auspicio è che anche la sinistra abbandoni questa ossessione e pensi finalmente a se stessa e al Paese, invece di costruirsi in opposizione a qualcuno o a qualcosa.
Nasce l’esigenza, quindi, per il Pd di darsi una nuova identità, autonoma. Nell’intervista che ci ha rilasciato, il filosofo Masullo sottolinea come la caratteristica della sinistra sia quella di tendere al cambiamento. Gli strumenti con i quali raggiungere questo cambiamento possono essere diversi, e a volte anche opposti, nel corso del tempo. Egli ritiene, ed io concordo, che oggi la sinistra debba farsi carico di liberare i cittadini dal peso di uno Stato burocratico troppo ingombrante, da vincoli che non rispondono più a una reale esigenza. A differenza del passato, quindi, la sinistra, proprio per tener fede ai suoi valori, dovrebbe chiedere meno Stato, e non più Stato. Quindi, un’iniezione di liberalismo – e non di liberismo, che è cosa diversa, e a volte opposta – è l’antidoto contro le incrostazioni, i corporativismi, e quelle relazioni che Masullo definisce «incestuose» tra forze sociali che dovrebbero agire in opposizione dialettica.
Solo un’iniezione di liberalismo nella società italiana può, oggi, consentire alle tante categorie sociali restate ai margini del sistema (giovani e donne, in particolare meridionali, sempre più precari) di essere inclusi in una società con maggiori opportunità, quindi più giusta. Paradossalmente, oggi è proprio il liberalismo lo strumento che può farci incamminare di nuovo sulla via del socialismo, di un socialismo più rispondente alle esigenze della società odierna, libero da un apparato ideologico ormai più inutile che ingombrante.
Ognuno dei nostri lettori avrà una sua idea su quale dei tre candidati per la segreteria del Pd corrisponda meglio a questa esigenza (oppure, riterrà che la strada da seguire sia tutt’altra). Merqurio pubblica un estratto dei programmi di Renzi, Cuperlo e Civati sui due temi da sempre più cari alla nostra rivista: lavoro e Mezzogiorno. Su quest’ultimo tema, purtroppo, nessuno dei tre candidati ha detto una sola parola nel confronto televisivo andato in onda venerdì scorso. Se davvero fosse stato un tema centrale, avremmo dovuto sentire qualcosa del genere: «Per rilanciare l’economia italiana, la ricetta che proponiamo, per l’intero Paese, è un pesante piano di investimenti contro la povertà, e per l’ammodernamento delle infrastrutture e delle reti, a cominciare dal Sud, l’unico luogo d’Italia che, essendo ancora arretrato, può crescere a ritmi anche elevati, trainando il mercato interno, i consumi e, di conseguenza, anche il sistema industriale del Nord». Nessuno dei tre l’ha fatto, e questo dispiace. Povertà, disoccupazione, emarginazione, burocrazia inefficiente, criminalità: se la sinistra vuole una missione, vuole davvero il cambiamento, non può che cominciare dal Sud

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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