Ora Letta cambi passo

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Servono interventi radicali per livellare le enormi diseguaglianze create dalla crisi dalla quale bisogna uscire in maniera equa provando a dare risposte a tutti

Dopo ben sei anni di crisi e regole di austerità imposte dal governo Monti, rispetto alle affermazioni del presidente del consiglio Enrico Letta, si erano create, giustamente, delle attese nei confronti della legge di stabilità che, però, non contiene elementi di svolta reali, né segni tangibili del cambio di passo che erano necessari.

In questo Paese, soprattutto nelle regioni meridionali, occorrerebbero cambiamenti profondi e radicali, politiche di sviluppo, una maggiore efficienza delle istituzioni, minori disuguaglianze e più equità, ma soprattutto crescita e occupazione. I dati sulla disoccupazione giovanile in Italia sono agghiaccianti ed hanno superato il 40%, anche se nella classifica degli Stati maggiormente penalizzati dalla disoccupazione under 25, l’Italia è quarta (con il 40,4%) dietro a Spagna (56,5%), Croazia (52,8%), Cipro (43,9%), nel nostro Paese, a differenza di quanto succede negli altri tre, il trend continua a salire pericolosamente.

È necessario e si chiede a questo governo che si dia, in maniera coraggiosa, un segnale del fatto che le cose stanno cambiando: solo in questo modo si potrà mettere un argine alla crescente tensione sociale che potrebbe sfociare in fenomeni incontrollati. Ciò che per noi è fondamentale è un serio intervento sulle le tasse, ovvero una riforma fiscale, che è il vero spartiacque di un cambio di passo del governo Letta verso una politica più equa e solidale. Per questi motivi abbiamo scioperato il 15 novembre, chiedendo un intervento reale sulle detrazioni fiscali a carico dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, ma purtroppo poco o nulla è stato ancora fatto se non un blando intervento sul cuneo fiscale che prevede una riformulazione degli sconti sui redditi da lavoro.

In un momento drammatico per il Paese, in un periodo di così forte crisi che ha colpito i lavoratori ed i centri produttivi, è necessario che ci sia un contributo di solidarietà (cioè una patrimoniale). Bisogna avere, finalmente, il coraggio di fare due cose molto semplici che i sindacati hanno più volte chiesto già ai precedenti governi e anche, ultimamente, al governo Letta: da un lato effettuare un prelievo sulle rendite finanziarie allo scopo di reperire quelle risorse che, in qualche modo, servirebbero ad alleggerire la pressione fiscale sui più deboli (lavoratori dipendenti e pensionati) e dall’altro intervenire, una tantum, sui redditi più alti, provando a fare un’operazione di equità.

Grida vendetta la questione della rivalutazione delle pensioni, va reintrodotta, infatti, l’indicizzazione perché è vergognoso che, ancora una volta, siano le fasce più deboli a dover pagare il prezzo della crisi, spesso con pensioni che mediamente non superano i 1.000 euro.

Solo restituendo la capacità di spesa ai ceti medi: lavoratori dipendenti e pensionati, si potrebbe finalmente far ripartire l’economia del Paese rilanciando i consumi. Rispetto alla prima stesura della legge di stabilità qualche provvedimento già è stato modificato come, ad esempio, quello sugli straordinari dei lavoratori pubblici, che è stato ritirato. Probabilmente nell’iter parlamentare, anche grazie all’iniziativa di sciopero, si potrebbero avere ulteriori miglioramenti.

Va ribadito infatti che, solo attraverso l’adozione di interventi radicali e provvedimenti atti a livellare l’enorme disuguaglianza sociale creata dalla crisi economica, potremo uscirne nella maniera più equa e solidale possibile, provando così a dare una risposta a tutti. Se, nei prossimi mesi, non si riusciranno ad impostare vere politiche di coesione e di sviluppo, questo Paese si spaccherà in due con persone ricche che saranno sempre più ricche e poveri sempre più poveri. Si creerà, cioè, anzi si accentuerà ancor di più, un inaccettabile dualismo sociale.

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Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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