Cristina

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Tratto dal libro di racconti “Donne in carne e ossa” di Luisa Bossa
Quella settimana il vaglia non era arrivato. Cristina aveva controllato la posta a ogni ora del giorno, poi si era arresa. Alla fine, rimasta senza soldi, si era decisa a impegnare l’oro di famiglia. Per farlo aveva raggiunto a piedi quel palazzo settecentesco fuorimano, ingrigito dai mattoni di piperno, su cui campeggiava la scritta “Pegni”. All’interno c’era un locale stretto e lungo, al centro del quale era posto un bancone coi vetri trasparenti. Dietro, su una sedia dallo schienale alto, don Guglielmo, lo stimatore, aspettava i clienti. Era un uomo minuto che, per valutare i preziosi, appoggiava all’occhio destro una lente d’ingrandimento e al sinistro un monocolo.
“Questi orecchini sono segnati in più punti, i brillanti non sono limpidissimi”, disse a Cristina.
“Don Gugliè, io questa ‘toppa’ l’ho messa poche volte”. L’uomo non rispose, del resto era di poche parole e non si spazientiva mai.
“Sì, ho capito ma che altro avete portato?”
Cristina srotolò un fazzoletto bianco annodato agli angoli e mostrò anelli, catenine e braccialetti che le avevano regalato in occasione della prima comunione e del battesimo dei figli. La fede no, quella non la toglieva mai. Lo stimatore pesò tutto col bilancino e annotò su un pezzo di carta quantità e peso dell’oro. Accanto aggiunse una cifra, poi sottovoce: “Cristina, vi posso dare 5000 lire, non di più”.
“Madonna mia, così poco? Io devo campare tre settimane, come faccio?!”
Era avvilita per l’offerta, ma doveva accettare. Don Guglielmo aprì un cassetto e, insieme alle banconote, prese un foglio azzurro. Era il documento col quale si impegnavano le gioie e si concedeva il prestito. Cristina lo ripiegò in quattro parti e se lo infilò nel reggiseno perché nessuno in strada potesse notare la “cartella”. Non si doveva far sapere in giro, non si poteva dire. All’uscita, quindi, come prima di entrare, si guardò intorno circospetta. Ai “Pegni” si andava di pomeriggio, durante la controra, proprio nella speranza di sfuggire ad occhi indiscreti.
Passata l’estate, a ottobre, Cristina, che aveva trentadue anni e da poco aveva avuto il quinto figlio, cominciò a preoccuparsi delle “cartelle”. Bisognava trovare del denaro per “rinfrescarle”. Gli interessi avrebbero mangiato il capitale e l’oro sarebbe andato all’asta. Il giorno della supplica alla Vergine di Pompei, il vecchio stimatore la chiamò per dirle che il suo oro era stato ritirato dal Banco Operaio per essere venduto.
“Don Guglielmo perché non mi avete avvisata prima?”
“E che vi dovevo dire, Cristina, voi lo sapete come funziona…”. Sì, lo sapeva: bisognava riscattare i beni entro tre mesi. Adesso anche lei compariva nella lista dei protestati. Che vergogna sarebbe stata se si fosse saputo! Tornò a casa, fece e rifece i letti, lavò il pavimento di pietra sfregandolo più e più volte, gettò i secchi d’acqua nel glicine, in cortile. Alla fine delle pulizie si era ritrovata con un piano. Sarebbe andata a Napoli per parlare col direttore del Banco Operaio e vedere cosa si poteva fare, ma aveva bisogno di aiuto e magari di consiglio, così si rivolse a Don Antonio, il parroco. Confessò tutto.
“Come? Hai impegnato il tuo oro, i ricordi del battesimo e della prima comunione dei tuoi figli? Per fare cosa? Giocare al lotto? Volevi allevare il vitello grasso, non è vero? Ego te non absolvo!”.
E non l’aveva assolta. Cristina capì allora che doveva fare da sola. Napoli in fondo non era lontana e ci sarebbe andata in carrozzella. Ne partivano due al giorno e la prima fermata si effettuava nel paese vicino all’antica reggia, l’avrebbe presa lì. A guidarla c’era don Mimì, il quale fece finta di non vederla. Fu un viaggio lungo e scomodo, la carrozzella impiegò quasi tre ore, ma alla fine la fece scendere in una grande piazza. La donna chiese informazioni sul Banco Operaio e le indicarono la strada. Il palazzo che si presentò davanti a lei era imponente. La grande facciata, scura e pesante, sembrava respingerla. Entravano solo uomini, severi ed eleganti col loro sigaro tra le dita. Evidentemente non era posto per lei, ma si fece coraggio ed entrò. Aspettò molto ma non si mosse di lì. A raccontarlo, in seguito, le sarebbero brillati gli occhi. “Ma comme aggio fatto?”, si sarebbe chiesta. L’aveva fatto: si era presentata al direttore della banca con le sue “cartelle” azzurre, si era inginocchiata davanti a lui e aveva pianto. […]

copertina-bossa2Storie di donne coraggiose del Sud

Cinque racconti, cinque storie di disagio e coraggio per altrettante donne del Sud. Donne raccontate in presa diretta, perché queste, anche se trasfigurate dalla penna dell’autrice (la deputata del Pd Luisa Bossa), sono storie vere. La pasticciera Annina non accetta le molestie al suo garzone di bottega; Cristina si ribella ai soprusi dell’usuraio; Assuntina, donna di camorra, affronta il boss per vendicare i propri figli; Concettina sfida le regole della realtà malavitosa in cui vive; Melania, ragazza madre, fa il nome del sacerdote padre di suo figlio. Racconti introdotti da commentatrici d’eccezione: Paola Binetti, Rosaria Capacchione, Monica Guerritore, Manuela Piancastelli e Gloria Sanseverino.

Editore CentoAutori • Prezzo: 11 euro

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Redazione

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