Città metropolitane in arrivo: un’opportunità da cogliere per una rete di servizi efficiente

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Necessario spostare il dibattito da nomi e poltrone alle funzioni

Negli ultimi mesi il dibattito sulla Città Metropolitana diviene sempre più acceso, pur se l’accento piuttosto che sul valore aggiunto che tale novità potrebbe apportare nell’organizzazione dei servizi e delle funzioni per i cittadini si concentra sui nomi che saranno scelti per le poltrone di Sindaco. Su quest’aspetto occorre prendere atto che non c’è alcuna distinzione tra Nord e Sud del Paese: sia a Milano che a Napoli che nelle altre grandi metropoli il dibattito è limitato a tali temi.
Dal punto di vista istituzionale se, come previsto, entro il 31 dicembre viene approvato il disegno di legge Delrio, 10 saranno i capoluoghi a costituire le Città Metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Bologna, Roma, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Le funzioni attribuite alla città Metropolitana saranno, oltre ad alcune attualmente svolte dalle Province, l’adozione del Piano strategico del territorio metropolitano, la pianificazione del territorio generale, la promozione ed il coordinamento dello sviluppo economico e sociale, dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione. Se invece la politica non riuscirà a mantenere gli impegni e non si dovesse arrivare all’approvazione del ddl entro fine anno, allora nelle Regioni a Statuto Ordinario le 72 Province andranno nuovamente al voto, nonostante il Paese da tempo reclama l’abolizione dell’Ente Provincia.
L’obiettivo delle riforme istituzionali è quello di evitare sovrapposizioni di funzioni, stimolare la cooperazione tra gli enti e nello stesso tempo favorire le economie di scala nell’esercizio dei servizi. Se si fa un’analisi delle modifiche dell’assetto istituzionale e dell’organizzazione delle funzioni che dovrebbero essere assegnate alle Città Metropolitane effettivamente ci potrebbero essere degli stravolgimenti positivi rispetto all’organizzazione dei servizi, il che causerà ripercussioni in termini di benessere del cittadino.
L’area Metropolitana può vedere lo sviluppo più efficiente della rete dei servizi urbani, ma nello stesso tempo apre grandi spazi di manovra su possibili coordinamenti che possono nascere, a partire da quello fiscale sino a quello dei movimenti pendolari della popolazione residente.
Molti si chiedono se i nostri politici saranno in grado di cogliere quest’aspetto: se così non fosse si finirebbe per perdere un’ulteriore occasione, per rincorrere miopi interessi di parte, il che allontanerebbe l’intero Paese dai traguardi dello sviluppo che passa sicuramente per un taglio ai costi della politica. Se si dovesse andare nuovamente alle elezioni in primavera per il rinnovo delle Province ci sarebbero da sostenere ancora una volta i costi per i consiglieri provinciali, gli assessori e i presidenti e le strutture rimarrebbero a svolgere le stesse funzioni con innumerevoli duplicazioni che invece, con la costituzione delle Città Metropolitane, si accorprebbero. È da tener presente che un processo di tale portata necessità di un confronto con le parti sociali per garantire ai dipendenti degli enti citati i loro diritti sia in termini di professionalità acquisite che di mobilità.
Parlare sempre tanto di riduzione dei costi della politica e sfuggire poi alle occasioni concrete che snellirebbero anche la macchina burocratica sarebbe un ulteriore boomerang per la politica italiana. È questo un primo appuntamento da non perdere per dare segni tangibili ai cittadini che c’è la volontà concreta a canalizzare le risorse pubbliche verso servizi più efficaci e più efficienti e non utilizzarle solo per i costi della politica.
Gli Enti locali sono quelli più vicini alle istanze dei cittadini: con la Riforma delle Istituzioni e la costituzione delle Città Metropolitane la buona politica può essere una risposta ai tanti populismi che imperano attualmente nel Paese.

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Autore

Teresa Potenza

Segretaria della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

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