Unioni incivili

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Separarsi dal Nord? Forse è meglio prendersi prima una “pausa di riflessione”
E ricordare al ministro Giovannini che Milano non è nel Mezzogiorno

Nel libro «Separiamoci» (del quale proponiamo un estratto a pagina 9), il giornalista Marco Esposito – sulla scia della controinformazione neo-meridionalista inaugurata da «Terroni» di Pino Aprile – porta dati (verificabili) che smentirebbero la tesi di un Sud parassita, al punto da sostenere che sia più conveniente, per il Mezzogiorno, separarsi dal Centro-Nord. E addirittura traccia un percorso a tappe per realizzare la scissione in maniera pacifica. Una prospettiva completamente diversa – ma non meno provocatoria – disegna, invece, Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud, che nel suo libro «L’equivoco del Sud» (del quale pubblichiamo un estratto a pagina 8) invita a smetterla di valutare il divario con il Nord semplicemente in maniera quantitativa, rincorrendo la chimera del Pil, e a misurarlo in termini di qualità della vita e diritti essenziali di cittadinanza, piuttosto che di ricchezza. Questo, secondo Borgomeo, darebbe modo al Mezzogiorno di puntare sulle proprie risorse e vocazioni: direbbe un ciclista, a scalare la montagna della crescita con il suo passo, senza rincorrere chi è avanti.
Accomuna i due libri la consapevolezza che quello che è stato fatto finora per ridurre la distanza tra Nord e Sud non ha funzionato. Per onestà, bisogna ammettere che, dall’Unità d’Italia, anche il Mezzogiorno ha avuto una crescita (economica, sociale e civile) e sarebbe impossibile dimostrare che da solo avrebbe sicuramente fatto meglio. Risulta evidente, però, che c’è una parte del Paese che dal matrimonio celebrato nel 1861 ci ha guadagnato di più, e tutti sanno qual è. Tranne il sociologo sabaudo Luca Ricolfi, sedicente intellettuale di sinistra, ma casualmente sempre citato dai politici della Lega, il quale nel suo libro «Il sacco del Nord» sostiene che il divario tra le due aree del Paese è perfino a favore del Sud, se si tiene conto di alcuni fattori, tra i quali il tempo libero. Che, com’è noto, non fa certo difetto ai disoccupati, grande patrimonio del Mezzogiorno.
Meglio separarsi, allora? Di solito, le coppie in crisi si concedono prima una pausa di riflessione. Quando Nord e Sud dovessero accorgersi che l’uno – ormai – non può più fare a meno dell’altro (come dicono tutte le analisi serie, a cominciare da quelle della Banca d’Italia), potrebbero sperimentare finalmente la convivenza paritaria, una Unione civile, smettendola di lanciarsi i piatti del servizio buono.
Segnali di ritrovata unità arrivano, intanto, dalle parti sociali che, firmando un Protocollo sulla rappresentanza, danno attuazione (dopo oltre 60 anni) all’articolo 39 della Costituzione, aprendo – si spera – una nuova stagione di democratizzazione dei luoghi di lavoro. Dalla crisi si tenta di uscire, in questo caso, con un passo avanti. è questo l’esempio da seguire anche per il Mezzogiorno. Nell’intervista rilasciata a Merqurio prima delle scorse elezioni, Guglielmo Epifani (poi diventato segretario del Pd) sintetizzò le priorità del centrosinistra in due termini: lavoro e legalità. E aggiunse che, mettere questi due temi al centro dell’agenda politica, significa mettere al centro innanzitutto il Sud. Noi sottoscriviamo. E speriamo che qualcuno lo ricordi al governo, ancora impegnato nell’eterna discussione su Imu e Iva, e soprattutto al ministro del Lavoro Giovannini che, qualche settimana fa, partecipando ad un Forum organizzato dal quotidiano Il Mattino, a precisa domanda del direttore Barbano su quello che l’esecutivo intende fare per il Sud, parlò per circa 15 minuti della grande opportunità dell’Expo 2015, della quale avrebbe potuto beneficiare anche il Mezzogiorno. Si fa a Milano, ministro, l’Expo si fa a Milano: consulti una cartina geografica.
Post scriptum: quest’anno, Merqurio compie dieci anni di vita. Lo considero un figlio e spesso l’ho definito un bimestrale saltuario, perché – per usare un eufemismo – qualche uscita ogni tanto la saltiamo, visto che le persone che con me lo realizzano nella vita fanno altro. è una voce piccola, ma agile e resistente. Testardamente, ancora qui. E per il suo decimo compleanno si regala una grafica rinnovata. Auguri!

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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