«Nell’accordo novità significative, ma è dubbia la reale esigibilità delle clausole contrattuali»

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Intervista a Raffaele De Luca Tamajo ordinario di diritto del Lavoro

Professore, che portata ha l’accordo sulla rappresentanza e quali sono le novità che introduce?
«Il protocollo del 31 maggio 2013 presenta alcune significative novità ma anche alcuni velleitarismi, peraltro reiterati in quanto ripetitivi di previsioni già contenute in precedenti Accordi interconfederali. Tra le prime vanno segnalate:
a) la definitiva accettazione da parte sindacale di una “conta” comparativa. Attraverso la media tra i due diversi indici del numero degli iscritti a ciascuna associazione sindacale e del numero di voti da ciascuna ottenuti in occasione della elezione delle RSU viene determinato il peso rappresentativo dei sindacati, agganciato, appunto, a dati concreti e non presuntivi. Il peso diviene poi rilevante ai fini delle soglie fissate per essere ammessi alla contrattazione collettiva nazionale (5%) e per raggiungere il quorum necessario per dar luogo ad un contratto collettivo nazionale “efficace ed esigibile” (50%+1). La portata della previsione, peraltro in parte anticipata dall’Accordo 28 giugno 2011, si coglie bene se si pone mente alla circostanza che la mancata attuazione dei commi successivi al primo dell’art. 39 della Costituzione, che tante contorsioni ha indotto nel nostro diritto sindacale, è conseguita anche (se non soprattutto) alla indisponibilità dei nostri sindacati ad essere oggetto di puntuale pesatura rappresentativa (ai fini della composizione della rappresentanza unitaria in “proporzione degli iscritti” ipotizzata dal Costituente);
b) una inedita proceduralizzazione della contrattazione collettiva nazionale che, abbandonando la storica informalità e anomia in ordine ai tempi e ai soggetti, stabilisce quali sindacati sono ammessi alla trattativa, chi presenta la piattaforma rivendicativa, quale percentuale di rappresentatività da parte dei sindacati sottoscrittori garantisce la (ipotetica) efficacia generalizzata del CCNL, il vincolo di un referendum tra i lavoratori approvativo della ipotesi di contratto;
c) la definitiva affermazione del principio maggioritario nella stipulazione dei contratti collettivi nazionali, sulla falsariga di quanto già previsto in ordine ai contratti aziendali.»

Con l’accordo aumenta la democrazia nei luoghi di lavoro o si tenta di escludere i sindacati minori dalla contrattazione?
«Il Protocollo incrementa il tasso di democrazia all’interno dei sindacati che superino la predetta soglia del 5%, ma sottrae la legittimazione a negoziare ai sindacati minori.»

Prevede un’applicazione reale dell’accordo nei prossimi mesi o pensa che sarà indispensabile fare una legge che ne renda il contenuto vincolante?
«Il profilo dell’erga omnes, cioè della efficacia estesa a tutti i lavoratori di una determinata categoria, così come la cosiddetta esigibilità delle clausole contrattuali, cioè la loro messa al riparo da azioni conflittuali o da inadempimenti più o meno concertati, appartengono all’area velleitaria del Protocollo. In assenza di una legge, sia i non iscritti ad alcun sindacato che gli iscritti a sindacati non firmatari del Protocollo che, probabilmente, gli iscritti a federazioni, pur appartenenti a Confederazioni firmatarie del Protocollo, ma dissenzienti rispetto ai contenuti del contratto collettivo nazionale di lavoro potranno facilmente sottrarsi alla sua efficacia (magari invocando la clausola di ultrattività del vecchio CCNL). Quanto alle clausole di esigibilità e di tregua sindacale, se ne parla già da tempo nel dialogo intersindacale, ma fin qui mai si è approdati alla formulazione di clausole e di meccanismi sanzionatori adeguati, pur essendovi modelli compiuti (vedi Accordi Fiat): vi è, dunque, da dubitare che si vada oltre previsioni generiche e poco effettive.»

I sindacati firmatari dell’accordo si impegnano a rispettare i contratti siglati secondo le procedure da esso fissate, anche se dissenzienti sul merito: è un limite alla libertà di sciopero?
«Non mi sembra che la volontaria auto limitazione sindacale in materia di tregua sindacale sia in alcun modo lesiva del diritto di sciopero, che resta incondizionatamente garantito ai singoli titolari del diritto.»

Quali altri accordi o quali interventi normativi ritiene necessari per determinare un funzionamento migliore del mercato del lavoro?
«Interventi di emergenza che agevolino una maggiore occupazione e una maggiore certezza del diritto, entrambe ulteriormente vulnerate dalla legge n. 92/2012 (la cosiddetta legge Fornero, ndr.).»

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Autore

Redazione

Merqurio - Quaderni socialisti Periodico di informazione politica, culturale e sindacale

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