Il Sud non è abbastanza “saggio”per le riforme costituzionali. Almeno secondo il governo Letta

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Nella commissione varata dal premier pochi meridionali e Napoli non c’è

Il governo scivola sul Mezzogiorno. Nella commissione dei 35 saggi che dovranno coadiuvarlo nella riforma della Costituzione, infatti, le università del Sud rappresentate sono solo 4, e tra queste non c’è la Federico II di Napoli, la cui Facoltà di Giurisprudenza è storicamente riconosciuta come la più prestigiosa o, quanto meno, la più prolifica proprio sul piano costituzionale.
Se può risultare arbitrario il giudizio sul maggiore o minore merito di questo o quello studioso, i dati aiutano a comprendere il peso e l’autorevolezza della scuola giuridica partenopea: ben 3 degli 11 presidenti della Repubblica, che si sono succeduti al Quirinale dal 1948 ad oggi, sono napoletani (e uno è in carica per la seconda volta, il che vuol dire che su 12 mandati, un terzo sono andati a una persona nata nel capoluogo campano). Quel che rileva maggiormente, inoltre, è il fatto che, dei 36 presidenti della Corte costituzionale in carica dal 1956 ad oggi, ben 8 sono napoletani, 9 campani (uno su quattro), mentre almeno altri due, pur non essendo nati all’ombra del Vesuvio, si sono laureati alla Federico II (uno, tra l’altro, il tarantino Francesco Paolo Casavola, negli anni ’80 è stato preside della Facoltà di Giurisprudenza partenopea). Undici presidenti dell’Alta Corte su 36 significa poco meno di un terzo del totale, a dimostrazione della validità della scuola dei costituzionalisti napoletana, che nella commissione governativa non viene per nulla rappresentata.
Analizzando la commissione per università di provenienza, Napoli resta a quota zero, quindi, mentre ben 5 caselle incassano Roma e Bologna, 4 Firenze, 3 Milano e 2 Torino. Se si esclude il membro che ha una cattedra negli Stati Uniti, quello politico (Frattini) e i tre presidenti emeriti della Corte costituzionale, nel gruppo di saggi nominati da Letta sono 12 i professori che insegnano in atenei del Nord, solo 4 in quelli meridionali e ben 14 in quelli del Centro. Nella classifica per regioni, la Toscana – patria del premier, Enrico Letta – è piazzata benissimo (seconda con 5, pari merito con l’Emilia Romagna, dopo il Lazio con 6) e la Sicilia – terra del vice presidente del Consiglio, Angelino Alfano – conta la metà (2) dell’aggregato Sud. Il dato interessante, inoltre, è che nella commissione sono rappresentate università di 13 regioni italiane: ne mancano solo sette, quasi tutte le più piccole e cioè Val d’Aosta, Molise, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Liguria, oltre alla Campania che, con i suoi quasi 6 milioni di abitanti, ha una popolazione di gran lunga superiore a quella delle altre 6 regioni escluse messe insieme, e pari a circa il 10% dei residenti in Italia.
Analizzando la composizione del gruppo di esperti per luogo di nascita, poi, si nota che 13 sono del Nord, altrettanti del Centro e 9 del Sud: calcolato che nelle regioni settentrionali risiede il 45% della popolazione italiana, in quelle meridionali il 35% e in quelle del Centro solo il 18%, si vede come proprio quest’ultima area geografica sia sovrarappresentata, rispetto al numero di abitanti. Il fatto che nel Centro ci sia la capitale, Roma (che conta 6 suoi concittadini), giustifica solo in parte lo squilibrio, che è dovuto soprattutto al dato della Toscana, prima regione in assoluto per numero di componenti della commissione, ben 7, quasi pari ai 9 di tutte le regioni del Mezzogiorno messe insieme. Toscana che vede assegnati ben due posti a nativi della città di Pisa, concittadini del presidente del Consiglio. Mentre Napoli, capitale del Mezzogiorno, culla di costituzionalisti, ne incassa solo uno con Pietro Ciarlo che, tra l’altro, pur provenendo dalla Federico II, oggi insegna all’Università di Cagliari.
Se nella classifica per luogo di nascita si prendono in considerazione soltanto le regioni del Sud, poi, emerge che quasi la metà dei saggi selezionati in quest’area (4) provengono dalla Sicilia, regione natia del vice presidente del Consiglio.
In una commissione che si dovrà occupare della rivisitazione della Costituzione il dato territoriale non dovrebbe essere indifferente, non in funzione di una spartizione fatta con il bilancino ma perché segnala differenti sensibilità sui temi (anche delle diverse “scuole” giuridiche esistenti in Italia), che possono arricchire il dibattito. Mentre gli statistici si esercitano nel calcolare quante probabilità esistevano che questo risultato si producesse in maniera casuale, la politica dovrebbe trovare i modi per rimediare all’ennesima sottovalutazione delle competenze del Sud.

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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