Il Mezzogiorno è la cura

0
Il Sud ha perso 300mila posti di lavoro in 5 anni, di cui 141mila nell’industria
Servono scelte sulle priorità d’intervento: turismo e cultura architravi per la ripresa

Il Sud d’Italia ha perso circa 300mila posti di lavoro, di cui 141mila nell’industria, come emerge da un’elaborazione Svimez dei dati Istat sull’occupazione dal 2008 al 2012, a cura della Svimez. E’ proprio il Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto della crisi: quest’area del Paese, nonostante abbia il numero più basso di occupati (solo il 27% del totale dei lavoratori italiani), registra il tasso più alto di perdita di posti di lavoro (59%). A dispetto dei luoghi comuni, quindi, il Sud non rappresenta una zavorra per l’Italia, ma una risorsa importantissima perché è l’area con il margine maggiore di crescita potenziale. Se solo si comprendesse e ce ne fosse la volontà, si potrebbe realmente ripartire dal Mezzogiorno per una ripresa consapevole dell’intero sistema economico italiano. Bisognerebbe, certamente, in un primo momento, risolvere l’emergenza sociale, ma non senza avviare, contemporaneamente, una strategia centrata sulla politica industriale, energetica e sulle reti, anche immateriali, ma soprattutto su incentivi fiscali finalizzati a favorire l’occupazione stabile e di qualità, modello credito di imposta per le assunzioni a tempo indeterminato. In questo quadro, a dir poco deprimente, non possiamo dimenticare quanto poco si faccia nel Meridione, ed in particolare in Campania, per sfruttare al meglio le risorse comunitare, che potrebbero dare un grosso contributo al rilancio della nostra economia. Stime recenti hanno dimostrato che solo il 25% dei fondi comunitari viene impiegato, con il resto che viene rimandato al mittente. Per questo, bisogna lavorare per spendere al meglio le risorse Ue disponibili entro il 2015.

Nonostante la nota capacità dei popoli meridionali di sopportare i disagi con una certa filosofia fatalista, la crisi economica e sociale che ha investito la nostra regione, se non sarà rapidamente invertita la rotta, corre il rischio di esplodere. Migliaia di persone vivono ai margini della soglia di povertà e diventa prioritario il rilancio dello sviluppo, quale condizione essenziale di una possibile riduzione del disagio sociale. Da questo punto di vista, a partire dall’area metropolitana di Napoli, vanno con chiarezza individuate le direttrici su cui operare: innanzitutto turismo e cultura, che insieme possono diventare l’architrave della ripresa, anche occupazionale. Pensiamo a cosa potrebbe voler dire investire sulla direttrice Ercolano, Pompei, Paestum anche per quanto concerne la viabilità; oppure cosa poteva rappresentare, in termini di immagine e di sviluppo, il Forum delle Culture, se il Comune e la Regione avessero avuto la minima capacità progettuale e una maggiore competenza.

È la cultura dell’emergenza il vero dramma del Mezzogiorno. Va al più presto recuperata, non solo al Sud e nel resto d’Italia, ma in tutta l’Europa, una presenza politica che ci faccia uscire dalla decadenza economica, morale e sociale in cui ci ha gettato la crisi. In questo quadro, la logica federalista non ha aiutato, anzi ha contribuito ad accentuare le distanze all’interno del Paese. Non si può ignorare la profonda interdipendenza, sia economica che culturale, che esiste tra Nord e Sud, e non si può non riconsocere che il Mezzogiorno, per troppo tempo è stato solo sfruttato, senza che si favorisse una reale strategia di investimenti per metterlo al passo con le altre del Paese. Bisogna a tutti i costi riscoprire il sistema-Paese e valorizzare le potenzialità del Sud che può rappresentare, oltre ad un elemento di rilancio dei consumi, vero rimedio alla crisi economica dell’Italia, anche una fondamentale fucina per un rinnovamento delle classi dirigenti del Paese, essendo ancora – malgrado tutto –  un grande serbatoio di intelligenze e di cultura che, in un’epoca di profonda trasformazione sociale e politica, può rappresentare una grande risorsa.

Share

Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

I commenti sono chiusi.