«Finalmente fuori dalle trattative quei sindacati fantasma riconosciuti solo dalle aziende»

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Intervista a Emilio Miceli segretario generale della Filctem Cgil

Che portata ha l’accordo sulla rappresentanza e quali sono le novità che introduce?
«Si introduce un elemento di certezza anche rispetto alla natura giuridica del sindacato. Ora sappiamo come, chi, quando e perché può sottoscrivere un contratto di lavoro.»
C’è chi teme che le parti firmatarie dell’accordo vogliano escludere i sindacati minori o di base dalla contrattazione. C’è questo rischio?
«Bisogna essere seri. La storia di questi anni ci ha consegnato una montagna di accordi sindacali sottoscritti da chi aveva nessuna rappresentatività, se non quella di essere riconosciuto direttamente dalla controperte. Questo ha portato all’abominio di sindacati fantasma che hanno siglato accordi separati contro il sindacato confederale, escludendolo. C’era, quindi, bisogno di norme che stabilissero innanzitutto che può essere ammesso a siglare contratti di lavoro solo chi rappresenta realmente una quota di lavoratori. E non chi è riconosciuto dal datore di lavoro. Aver fissato la soglia minima del 5% deper poter accedere al tavolo delle trattative, non solo è giusto e opportuno, ma quasi naturale per definire il sindacato dal punto di vista giuridico. Poi nell’accordo c’è un elemento ulteriore: non basta la rappresentatività, se il contratto non viene confortato dal voto favorevole dei lavoratori, destinatari degli accordi contrattuali.»
Pensa che l’accordo possa avere una reale applicazione da subito o teme che sarà necessario fare una legge che ne renda il contenuto vincolante?
«È assolutamente pacifico che una regolamentazione di questo tipo debba essere norma di legge. Però sono 30 anni che aspettiamo una legge su questo punto, che nessuno ha voluto fare perché sono troppi gli interessi convergenti contrari. La legge, quindi, è la cosa giusta da fare, e oggi siamo confortati dal fatto che il legislatore, se lo vorrà, potrà far leva su un accordo già esistente tra le parti.»
L’accordo riguarda soprattutto le grandi aziende industriali, quindi dell’esigibilità degli accordi contrattuali, della maggiore democrazia e competitività beneficerà soprattutto il Nord?
«Non confonderei le due cose. L’accordo pone delle norme generali, che danno attuazione all’articolo 39 della Costituzione. Altra cosa è la particolarità del tessuto produttivo del Mezzogiorno, fatto soprattutto di aziende piccole e piccolissime, spesso a conduzione familiare, in cui la presenza del sindacato è relativa. Speriamo, però, che questo accordo con Confindustria possa fare da traino anche rispetto ad un’intesa con le associazioni che rappresentano le piccole imprese.»
Il fatto che i sindacati si impegnino a rispettare i contratti siglati secondo le procedure fissate dall’accordo sulla rappresentanza, anche se dissenzienti sul merito, è un limite alla libertà di sciopero?
«Lo sciopero è sempre un mezzo, mai un fine. È anche un bene intangibile fissato in Costituzione, che non può essere toccato e nessuno può immaginare che si possa regolamentare. È uno degli strumenti che può essere utilizzato nel corso di una trattativa. La libertà del sindacato, però, non può vivere al di là della volontà dei lavoratori, deve legarsi alla volontà di coloro che rappresentano.»
Servono altri passi per ammodernare il sistema di contrattazione?
«Bisogna fare tutti i passi procedurali e regolamentari necessari per far sì che l’accordo abbia gambe solide. Innanzitutto, sul tema della certificazione degli iscritti dei sindacati, con l’Inps e il Cnel, e poi bisogna cercare di capire in che modo l’accordo si applica per le singole categorie sindacali. Una verifica dello schema attuale, ad esempio, è necessario sulla base del fatto che le Rsu, da ora in poi, saranno elette su base proporzionale: questo comporterà ricadute sul peso dei vari sindacati ai tavoli di trattativa, visto che ora i regolamenti delle categorie evocano la pariteticità delle organizzazioni.»
Quali altri frutti può portare la ritrovata unità tra Cgil, Cisl e Uil?
«Negli ultimi anni abbiamo visto che, in misura maggiore o minore, la divisione dei sindacati corrisponde ad una divisione tra i lavoratori e fiacca la capacità di ottenere risultati. È un problema politico. Il rischio che una politica debole continui ad interferire e intervenire su questioni sociali c’è tutto. Potremo contrastarlo solo se ci sarà un’intesa unitaria tra le grandi organizzazioni sindacali.»

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Autore

Redazione

Merqurio - Quaderni socialisti Periodico di informazione politica, culturale e sindacale

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