«Così gli arbìtri saranno ridotti. Le nuove regole si applichino senza attendere il legislatore»

0
Intervista a Lorenzo Zoppoli ordinario di diritto del Lavoro

Professore, che portata ha l’accordo sulla rappresentanza e quali sono le novità che introduce?
«L’accordo è importante, soprattutto perché concretizza un clima sindacale diverso rispetto a quello che si è respirato dal 2009 in poi. In un certo senso è un rilancio della aspettative di rinnovo profondo e unitario delle regole sulla contrattazione collettiva aperte nel 2008 e poi arenatesi per contrasti sindacali e politici, aggravati dalla rovinosa vicenda Fiat. Se si considera che sono i 5 anni della peggiore crisi economico-finanziaria del capitalismo mondiale, si può dire che Confindustria e Cgil, Cisl e Uil con questo accordo affermano con chiarezza che dalla crisi si esce prima e meglio con più coesione sociale, più unità, più democrazia coniugata a maggiore efficienza. Nel dettaglio le novità più importanti mi sembrano due:
a) finalmente si dà attuazione all’accordo del 28 giugno 2011, superando anche la parentesi di nuova divisione sindacale verificatasi intorno al cosiddetto accordo sulla produttività del novembre 2012;
b) per la prima volta nella storia del sistema contrattuale italiano si fissano regole per stabilire oggettivamente chi è legittimato a stipulare contratti collettivi nazionali da applicare a tutti i lavoratori del settore industriale.»

Con l’accordo aumenta la democrazia nei luoghi di lavoro o si tenta di escludere i sindacati minori dalla contrattazione?
«La democrazia aumenta di sicuro, perché, quanto meno, le nuove regole riducono comunque arbìtri, discrezionalità e opportunismi. E mi pare anche che l’obiettivo principale sia di tipo inclusivo e non escludente. Poi occorre vedere in concreto come le regole funzioneranno per ciascuna categoria. E questo è un importante banco di prova per la cultura democratica dei sindacati e dei lavoratori.»

Prevede un’applicazione reale dell’accordo nei prossimi mesi o pensa che sarà necesario fare una legge che ne renda il contenuto vincolante?
«Prevedere è sempre difficile, specie per uno studioso come me che non è quotidianamente dentro le dinamiche organizzative. Penso che l’accordo sarà applicato anche per il solo fatto che a valle di esso l’autorevolezza dei soggetti firmatari risulta accresciuta e non sminuita. Penso anche che l’accordo non ha di per sé una forza giuridica piena. Un sostegno legislativo – leggero, aperto, procedurale – gioverebbe sicuramente ad una migliore applicazione. Però non voglio essere frainteso: non penso affatto che per applicare l’accordo del 31 maggio occorra attendere il legislatore. Anzi, il banco di prova è già aperto h24, per dirla con un gergo ad effetto. E non servono indugi.»

I sindacati firmatari dell’accordo si impegnano a rispettare i contratti siglati secondo le procedure da esso fissate, anche se dissenzienti sul merito: è un limite alla libertà di sciopero?
«No, inteso bene quell’impegno è un principio ineludibile e una necessaria conseguenza della condivisione delle regole procedurali. Che ne sarebbe della democrazia, se ognuno potesse poi violare impunemente impegni assunti nel pieno rispetto delle regole grazie alle quali il consenso si forma nel libero esplicarsi delle diverse posizioni? Quanto allo sciopero, la questione è assai più complicata sotto il profilo strettamente giuridico. In effetti la nostra singolare disciplina dello sciopero si è sedimentata per molti anni in assenza di una ampia ed equilibrata regolazione della democrazia sindacale e del sistema contrattuale. L’accordo del 31 maggio è solo un, tardivo, tassello di questa regolazione e di per sé non è in grado di incidere in modo determinante sugli assetti consolidati del diritto di sciopero. Un suo assestamento – anche legislativo – potrebbe in prospettiva far maturare un diverso quadro regolativo anche del conflitto collettivo.»

Quali altri accordi o quali interventi normativi ritiene necessari per determinare un funzionamento migliore del mercato del lavoro?
«Questa domanda ci porta lontani. Ma la traccia sta in quanto ho detto prima. Molto utile sarebbe una legge generale sui criteri della rappresentanza democratica – pure sul versante datoriale – per generalizzare l’efficacia di accordi anche territoriali. Per liberare o valorizzare la contrattazione collettiva più innovativa servirebbe anche una legislazione sui salari minimi, di interazione con la contrattazione, e un miglior funzionamento di una moderna legislazione regionale sui mercati del lavoro che promuova protocolli, intese e accordi nei quali nuove iniziative imprenditoriali si coniughino con nuove tutele dei lavoratori, specie dei giovani alla ricerca di qualche certezza.»

Condividi

Autore

Redazione

Merqurio - Quaderni socialisti Periodico di informazione politica, culturale e sindacale

Leave A Reply