L’ultima scialuppa

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­­­Quando si cita il primo articolo della Costituzione, in genere, si dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Quasi tutti omettono il termine “democratica”. Non è un caso, però, se i padri costituenti hanno voluto mettere insieme i termini democratica e lavoro (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, questa è la norma). Intanto si può dire democratica la nostra Repubblica, in quanto riesce a garantire ai propri cittadini opportunità di lavoro e con esse dignità sociale, libertà dal bisogno, sicurezza per la propria famiglia e i propri figli. Quale democrazia potrebbe mai esserci in una Repubblica che caricasse i sacrifici solo su alcuni, magari quelli con le spalle meno larghe, e che lasciasse sostanzialmente fuori dalla vita civile (niente lavoro, impossibilità di sposarsi, di comprare casa e di fare figli) una larga parte della popolazione? La più recente rilevazione dell’Istat parla di una disoccupazione giovanile, in Italia, che supera il 37%. Ma questo dato non è uguale dappertutto. Nel Mezzogiorno lavora solo un giovane su due e meno di una donna su quattro. In che modo, con questi numeri, è possibile sostenere che nel Sud, oggi, ci sia davvero un regime democratico?

Le forme esteriori sono ovviamente salve. Anche in questa parte del Paese si vota come nel resto d’Italia. E anche qui non manca chi, per bravura o per fortuna, riesce a vivere senza affanni. Ma sono troppe le persone che non ce la fanno. Qual è l’offerta politica che i partiti presentano a questa parte di Sud, a questi meridionali disperati? Prendiamo il caso Campania: il centrodestra di Berlusconi si è lacerato sull’esclusione dalle liste di Cosentino (il capo degli impresentabili, com’egli stesso si è definito in maniera sarcastica) che è diventato il capro espiatorio di una coalizione le cui liste, nonostante il “sacrificio”, non sono affatto immacolate (l’elenco dei graziati sarebbe inutile: i nomi li conoscono tutti); la lista Monti, che in altre regioni punta sul rinnovamento e un’ampia partecipazione della società civile, al Senato, dove la partita conta di più, lascia il posto di capolista al leader dell’Udc Casini che è al primo posto, oltre che nel Lazio, anche in Sicilia, Calabria e Basilicata, in pratica in tutto il Sud (quasi che con un retropensiero si ritenesse che il Mezzogiorno non sia abbastanza maturo per affrancarsi dalla “vecchia” politica). E anche a sinistra, purtroppo, non sono mancate polemiche sulla composizione delle liste che scontano, ancora una volta, una presenza eccessiva di catapultati dalle altre regioni. Esiste, quindi, un regime davvero democratico nel Sud?

Un Sud che deve fare i conti anche con la Lega di Maroni, resuscitata dal cinismo di Berlusconi, il cui obiettivo è di azzoppare la vittoria del centrosinistra a qualunque costo. Lo slogan del Carroccio post-Bossi è “Prima il Nord”. Non molto elegante. Quando una nave affonda, come rischia di fare l’Italia reale, quella senza lavoro e senza reddito, si è soliti evacuare “prima donne, anziani e bambini”. Prima i deboli, quindi. Chi ha di meno. La Lega sostiene che i settentrionali vogliono tenersi il 75% delle tasse perché pagano più di altri. Come pagano di più, d’altronde, quelli che in crociera viaggiano in prima classe e bevono champagne. E che, quando la nave affonda, si salvano per primi.

In Italia c’è chi si può permettere il lusso di parlare di abbassamento delle tasse, tema importante, come tanti, ma non prioritario. Non quanto il lavoro, almeno. Unica, vera scialuppa che possa restituire agli italiani disperati, che per la gran parte abitano nel Sud, la dignità e la possibilità, se non di viaggiare in prima classe, di poter acquistare un biglietto su una nave in cui si rema tutti insieme, ed ognuno contribuisce per quello che può. Chi propone questa rotta non farà miracoli, ma nemmeno “inchini” rischiosi. E condurrà la nave della democrazia in porto con qualche clandestino in meno.

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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