La ricetta Cgil per rilanciare il Paese: un Piano per il lavoro da 60 miliardi

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Camusso: investimenti per riportare la disoccupazione al 7% in tre anni

«Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese» è stato questo lo slogan della conferenza di programma della Cgil (una due giorni che si è tenuta il 25 e 26 gennaio scorsi a Roma) nel corso della quale la segretaria generale, Susanna Camusso, ha presentato il Piano del lavoro, in pratica le proposte che la sua confederazione pone all’attenzione delle forze politiche alla vigilia delle elezioni. Un nuovo Piano del lavoro che arriva a distanza di 64 anni da quello firmato nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio. Al centro delle proposte della Cgil ci sono i giovani e la creazione di posti di lavoro. A questo obiettivo, secondo il Piano, potrebbero essere destinati 50-60 miliardi di euro in 3 anni che, al termine del ciclo 2013-2015, determinerebbero un aumento del Pil del 3,1% e dell’occupazione del 2,9%, riportando la disoccupazione su livelli pre-crisi.
Secondo una simulazione econometrica effettuata dal Cer (Centro Europa ricerche), l’attuazione del Piano genererebbe per l’occupazione (che per quest’anno è prevista in calo dello 0,4%) una crescita dell’1,9% nel 2013, dello 0,6% nel 2014 e dello 0,4% nel 2015. Il tasso di disoccupazione (che oggi è in crescita e ha superato l’11%) potrebbe tornare a scendere attestandosi, nel 2015, attorno al 7% (9,6% nel 2013 e 8,5% nel 2014).
Sempre secondo la simulazione del Cer, il Pil italiano potrebbe segnare una crescita cumulata del 3,1% (2,2% nel 2013, 0,8% nel 2014, 0,1% nel 2015). Una forte spinta arriverebbe dagli investimenti (+10,3% nel triennio). Previsti in aumento anche il reddito disponibile (+3,4%) e i consumi delle famiglie (+2,2%). Le risorse pubbliche disponibili, secondo la Cgil, andrebbero destinate principalmente al piano straordinario di creazione «diretta» di posti di lavoro (15-20 miliardi), al sostegno all’occupazione e agli ammortizzatori sociali (5-10 miliardi), ad un «nuovo» welfare (10-15 miliardi), ai progetti operativi (4-10 miliardi) ma anche alla «restituzione fiscale» (15-20 miliardi). Risorse che andrebbero recuperate innanzitutto grazie a una «riforma organica» del sistema fiscale, con un «allargamento» delle basi imponibili, una «maggiore progressività» delle imposte e una patrimoniale sulle grandi ricchezze, insieme ad un recupero «strutturale» dell’evasione: da qui, secondo la Cgil, possono arrivare, come entrate, almeno 40 miliardi annui. Altri 20 miliardi di risparmi strutturali possono essere generati dalla riduzione dei costi della politica e degli sprechi e dalla «redistribuzione» della spesa pubblica. Insieme ad un utilizzo programmato dei Fondi strutturali europei. La metà sei risparmi (circa 10 miliardi) dovrebbero arrivare dal riordino delle agevolazioni e dei trasferimenti alle imprese.
Nel Piano la Cgil auspica un «ritrovato protagonismo dell’intervento pubblico» come «motore» dell’economia da realizzare anche attraverso un ruolo più attivo della Cassa depositi e prestiti nell’azione «d innovazione e riorganizzazione del sistema Paese».

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