Ercolano, dalla paura alle denunce storia di un sindaco in prima linea

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Brani tratti dal saggio «La camorra e l’antiracket»
Sul momento non avevo capito nulla. Mi erano sembrati scoppi di petardi. Mi sono affacciato dal balcone del mio ufficio, quella mattina, perché le donne della mia segreteria, Genny e Giulia, urlavano come ossesse. Gli occhi di Mario, responsabile del cerimoniale, grigio- azzurri e sempre lontani come il firmamento, più vitreopietrificati del solito, come gli accade quando va in agitazione. Circostanza curiosa per dei normali botti.
Davanti al bar che affaccia sul marciapiede di fronte al portone del Comune c’era stato un agguato. Il corpo di un ragazzo giaceva per terra con la testa fracassata dai proiettili. Il ragazzo sopravviverà miracolosamente. Gli hanno conservato una parte del cranio cucita all’interno del corpo per poi riattaccargliela quando le condizioni fisiche lo permetteranno. Oggi è su una sedia a rotelle scosso dai tremiti, come se avesse frequentemente il singhiozzo. Non c’entrava nulla. Pare che il vero destinatario dell’agguato si fosse fatto scudo di quel corpo.
Mi risedetti sulla mia sedia di Sindaco come un sacco floscio. Svuotato. Non sapevo che fare.

Sindaco “forestiero”
La realtà con cui mi confrontavo da Sindaco forestiero, così mi avevano definito i miei avversari in campagna elettorale, era costituita da un susseguirsi crescente di avvenimenti cruenti e da una umanità dolente, chiusa in un orgoglio ferito, tormentata da interrogativi a cui non riusciva a trovare risposte. Sospetti, timori, omertà, inganni, raggiri, slealtà contrassegnavano i circuiti decisionali amministrativi e politici. Clima spiegabile con la scia di violenza sanguinaria che aveva trasformato consistenti porzioni di città in bunker sorvegliati ad ogni crocicchio da vedette armate dei clan.
Tutti mi contestavano all’inizio enigmatici silenzi. E non c’è dubbio che ad un tratto di connaturato riserbo del mio carattere si sommasse, all’inizio del mio mandato, anche una circospezione dovuta a scarsa o quasi nulla conoscenza del contesto, delle persone, dei luoghi. Riserbo e circospezione accentuati dal fatto che intorno a me, anche da parte delle persone più vicine e nelle quali avevo riposto e venivo riponendo fiducia, percepivo reticenze e difficoltà ad esprimersi liberamente, esplicitamente. Un ritrarsi in fondo comprensibile quando si vive in una realtà dove nulla è come appare. Dove alle roboanti dichiarazioni contro la camorra seguono i più ambigui e contraddittori comportamenti. Difficile orientarsi tra persone e vicende. Nessuno si fidava di nessun altro.
Anch’io dovevo sapermela conquistare, quotidianamente, una cosa così preziosa come la fiducia, quando quello che è in gioco è la vita. Ma non si può vivere senza fiducia. Senza riceverne ma, soprattutto, senza darne. «La prima virtù necessaria – sono parole di Aldo Masullo – perché la vita umana sia possibile è la buona fede, dire la verità. Ai concetti oggettivi della verità e della buona fede corrispondono gli atteggiamenti soggettivi della veracità di chi parla e della fiducia di chi ascolta». Quando di fiducia, di energia del credere, in una giovane mente non resta più nulla, la vita è finita. Il 21 maggio 2010 un diciassettenne di San Donà di Piave, suicida, lasciò scritto su Facebook: «Sono stanco di tutto. Non mi fido più di nessuno».

Il primo incontro importante
La situazione potrebbe indurre sconforto in chiunque. Rimedito sconsolato e mi rimprovero la presunzione intellettuale che mi ha indotto ad accettare la candidatura a Sindaco in una città che non è la mia, nella quale non vivo e di cui conosco poco o nulla. Forestiero, appunto, come mi avevano soprannominato i miei avversari in campagna elettorale. Ma forestiero non mi sento e non mi ritengo. […] Ma quella città mi ha accolto ed ha riposto in me fiducia e speranza in misura senza precedenti. Le cose devono cambiare. Per quali strade ancora non lo so. Ma devono cambiare, costi quello che costi.
La prima fortuna che mi capita è l’incontro con gli ufficiali dei Carabinieri che dirigono la compagnia di Torre del Greco e la Tenenza di Ercolano: il capitano Gabriele Iemma e il tenente Antonio Di Florio.
Quest’ultimo resta favorevolmente colpito dalla dedica del mio libro, di cui gli regalo una copia quando viene a farmi visita dopo l’insediamento da sindaco, ai giudici Falcone e Borsellino ed agli agenti della scorta. Mi scrive un bellissimo biglietto con cui accompagna lo stemma dell’Arma con cui contraccambia il mio dono. Si stabilì da subito tra di noi un rapporto di lealtà e di collaborazione, nel rispetto dei ruoli, che ha dato risultati importanti. È stato per me una presenza preziosa e, soprattutto, decisiva per il destino della città. Con lui comincia il primo circolo virtuoso. Ci inventiamo le passeggiate anticlan, strumento che si rivelerà particolarmente utile. La prima passeggiata la facciamo insieme a Pugliano, in un momento tra i più difficili, per ferocia e vastità della faida e per il ritmo annichilente con cui si susseguono gli agguati e le esecuzioni. Per rendere visibile che lo Stato c’è il Sindaco ed il comandante dei carabinieri in uniforme passeggiano nella strada roccaforte del clan per mandare un chiaro messaggio: non ci sono zone franche. […]

L’associazione antiracket
Mentre con il tenente Di Florio teniamo il fronte avviene un secondo miracolo. Tano Grasso ci sceglie.
La città di Napoli , grazie alla lungimiranza del Sindaco Rosa Iervolino e grazie a quest’uomo intelligente e colto, che è riuscito a sistematizzare la sua personale ed eroica vicenda, ricavandone una teoria ed una prassi che, anche alla luce dell’esperienza che ho compiuto, considero la più incisiva nel contrasto alle mafie, ha favorito il nascere di un’attività associativa e di denuncia del racket dell’estorsione di cui è diventata emblema Silvana Fucito. Il sapere di una esperienza ventennale è sedimentato nella elaborazione strategica della FAI (Federazione Antiracket Italiana) presente in tutte le aree ad alta densità mafiosa del Sud, ed ormai anche al Nord. La Fai, portatrice di una capacità strategica nell’aggregare gli imprenditori in un percorso di liberazione dalla sottomissione alle mafie, sta diffondendo anche in Campania in pochi anni una rete particolarmente efficace anche contro la camorra.
Si vuole provare a riprodurre l’esperienza anche in una città dell’area metropolitana di Napoli dopo i buoni risultati nella città. Insieme al Presidente dell’Amministrazione Provinciale, al Prefetto Profili ed ai vertici delle forze dell’ordine decidono per Ercolano.
Imparo così tante cose importanti. Un rapporto umano bellissimo in cui cresco intellettualmente ed emotivamente come in poche altre occasioni nella mia vita. Iniziano gli incontri clandestini con un manipolo di commercianti che hanno fiducia nel tenente Di Florio ed un po’ nel Sindaco. Le prime riunioni con Tano si tengono presso Villa Ruggiero, una delle tante dimore storiche settecentesche dell’aristocrazia borbonica dove ha sede la biblioteca comunale, o presso la compagnia dei carabinieri di Torre del Greco. Si lavora quasi un anno prima di uscire all’esterno e rendere nota l’esistenza dell’associazione. Lo facciamo a Villa Ruggiero con un’assemblea che coinvolge le forze migliori della città. Dirigenti scolastici, parroci, imprenditori, associazioni, giovani. Allora nessuno poteva immaginare che saremmo arrivati tanto lontano.

Uno in più
È cominciato a fine 2010 il più importante processo per estorsione negli ultimi anni nel Mezzogiorno. Siederanno alla sbarra quarantuno esponenti dei clan che per anni hanno tormentato ed insanguinato la città. Tra di loro quasi tutti i capi delle bande criminali dei Birra e degli Ascione-Papale. Si tratta di uno stralcio di grande rilievo, istruito dal dott. Filippelli, della più complessa indagine di lunga durata condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia e frutto di abilità e professionalità investigativa delle forze dell’ordine. Indagine che ha portato nel giro di qualche anno allo smantellamento delle infrastrutture militari camorristiche che tiranneggiavano la città patrimonio mondiale dell’umanità, con l’esecuzione di oltre duecento arresti.
C’è una particolarità di questo processo che merita di essere sottolineata. Le parti lese sono quarantadue. Sono, cioè, quarantadue i testimoni (commercianti, artigiani, piccoli imprenditori) che hanno collaborato denunciando gli uomini del racket: emissari e mandanti. Emissari tra i quali, non dimentichiamolo, alcuni adolescenti, che i boss emergenti, privi di qualsiasi scrupolo, utilizzavano senza remore. Autentici uomini del disonore senza più neanche la copertura ideologica deicosiddetti codici d’onore del familismo amorale. Subculture al cui riparo la camorra e le mafie si autolegittimano. Sintomo, sicuramente, di debolezza e disperazione per i colpi subiti, ma anche di determinazione e ferocia nel proseguire con ogni mezzo l’azione criminale.
42: uno più degli imputati. […] Ho sempre trovato come la più bella delle storie di «Gomorra» quella di Cipriano, l’amico di Don Diana che, per frustrazione e disillusione, come tanti altri, si era chiuso nel suo dolore e nella solitudine, come una malattia. Il messaggio che ci viene da quel numero quarantadue, frutto dell’esperienza dell’associazionismo antiracket, è una risposta collettiva e civica alla camorra-massa. Un’apertura. Non un atto isolato di generosità ed eroismo ma un progetto condiviso di assunzione di responsabilità e di rischio.
La città è con i 42 contro i 41.

copertina-ninoDiario di una riscossa

Nella città di Ercolano dal 2003 al 2009 si sono verificati oltre 60 omicidi di camorra in una della faide tra clan più feroci che si ricordi in Campania. «La camorra e l’antiracket» (Felici editore) è il racconto di quei giorni fatto da Nino Daniele e Antonio Di Florio, rispettivamente sindaco e comandante della tenenza dei carabinieri di Ercolano che, con il loro lavoro, hanno dimo­strato che si può (e si deve) scegliere la legalità contro il crimine e la prepotenza. Il libro, che ha vinto il Premio Elsa Morante 2012 per l’impegno civile, è arricchito dal glossario antiracket di Tano Grasso, presidente onorario della FAI (Federazione antiracket italiana).
Prezzo: 13 euro

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Autore

Nino Daniele

Assessore alla Cultura del Comune di Napoli e scrittore. È stato vice presidente della giunta regionale della Campania, sindaco di Ercolano e presidente dell’Anci Campania (l’associazione dei comuni). Appassionato di filosofia, tra le leggi delle quali è stato promotore, quella per la protezione e valorizzazione del sito archeologico di Elea-Velia, la città dei filosofi.

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