Due chiacchiere

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– Mamma, mamma: hai letto?
– Cosa?
– Sul giornale. Tutti dicono che ci abbasseranno le tasse.– Sì, ma io e tuo padre non lavoriamo. Le tasse non le paghiamo.
– Sì, ma dicono anche che introdurranno agevolazioni fiscali per le assunzioni.
– Sì, ma dei giovani, papà non lo è più.
– No, anche per quelli più anziani.
– Dai 55 anni in su, quelli che perdono il lavoro ma non possono ancora andare in pensione: sì, sì, ho letto. Ma tuo padre ha 44 anni e, praticamente, un lavoro vero non ce l’ha mai avuto. E la pensione se la può scordare.
– Ma promettono agevolazioni anche per l’assunzione di donne: puoi andarci tu a lavorare.
– E con te come faccio?
– Ci pensa papà.
– A parte l’incapacità di tuo padre, così perdiamo anche quei pochi soldi che guadagna al nero. Oppure, potrei prenderti una badante e darle tutto il mio stipendio: che dici?
– Allora resto da solo: ho 15 anni, ormai, posso farlo.
– Sei paralizzato su una sedia a rotelle, sempre avanti a quel computer a rincoglionirti con le favole.
– Ma non sono favole, mamma: sono notizie. Questi sono i programmi dei candidati premier, riportati dai maggiori giornali online.
– E ce l’hanno una soluzione per te?
– Molti dicono che vogliono potenziare i servizi sociali e l’assistenza ai non autosufficienti.
– E chi lo dice?
– Per esempio Botti.
– Ma se è lui il presidente del Consiglio: perché non lo fa e basta?
– Perché dice che finora non c’erano i soldi ma dopo le elezioni ci saranno.
– Allora chiamalo e digli che lo voto dopo le elezioni.
– Se fosse per te, mamma, non cambierebbe mai niente.
– Evidentemente, la penso allo stesso modo dei politici: perché un cambiamento, in meglio, nella mia vita non me lo ricordo.
– Nemmeno quando sono nato io, mamma?
– Sì, amore. Però sei handicappato: non avresti preferito essere come gli altri?
– Innanzitutto, si dice disabile. E poi sono come gli altri.
– Puoi dirlo come vuoi, ma sempre handicappato sei. E poi non sei come gli altri.
– Allora che devo fare: mi suicido?
– No, bello di mamma: non abbiamo i soldi per il funerale.
– E dai, mamma, tirati su: vedrai che migliorerà. Ce la faremo.
– Parli come un politico.
– E se fosse?
– Poveri sì, ma ladri no.
– Ora sei diventata anche qualunquista?
– E che c’è di male? Sono una qualunque.
– Non è vero: sei forte, anche se un po’ depressa.
– Vedi se qualcuno promette lo psicologo gratis, così prenoto. E spegni quel computer, che ti fa male alla vista. E la notte smettila di collegarti a Youporn, anche vedere troppe donne fa male alla vista.
– Mamma, devo confessarti una cosa.
– Dici, amore.
– Non mi piacciono le donne: mi collego per guardare gli uomini.
– Pure ricchione, figlio mio.
– Mamma, si dice gay.
– Paghiamo le tasse noi? Che abbiamo un lavoro? Abbiamo la cameriera, facciamo le vacanze a Miami con il panfilo e ci regaliamo diamanti e Rolex al compleanno?
– No…
– Allora non sei gay, sei ricchione.
– Dispiaciuta?
– Un po’ sì: io qualche speranza di avere un nipotino ce l’avevo.
– L’adotterò con il mio compagno, quando ne trovo uno.
– In Italia?
– Tutte le forze politiche hanno detto che presenteranno una proposta per le unioni civili e poi, vedrai, un po’ alla volta, arriveremo al matrimonio gay e alle adozioni.
– Non ti bastava essere meridionale, povero, disabile e gay, come dici tu: devi pure farti prendere in giro da questi imbroglioni?
– Ma allora a cosa serve la politica, mamma?
– Vedi su Google cosa esce e me lo fai sapere.
– Su Wikipedia c’è scritto che la politica è “l’Arte di governare le società”.
– Allora stai tranquillo, figlio mio, da queste parti questa cosa non l’abbiamo mai vista.

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Autore

Amianto

Vorrebbe fare il sassofonista in una band rap o vincere l’Oscar come miglior effetto speciale, invece passa il tempo ad offendere gli altri dalle colonne di un giornale. Ciò nonostante, mai una querela perché – fortunatamente – i periodici e i quotidiani per i quali ha lavorato e lavora hanno una scarsissima diffusione.

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