Donne, se gareggiano ad armi pari battono gli uomini anche in politica

0
Grazie alle primarie, arriva la svolta “rosa” di Pd e Sel

La gran parte degli osservatori sociali, economici e politici italiani ed europei sono unanimi nel considerare le donne come una risorsa preziosa per contrastare le crisi delle attuali società e rilanciare il Pil. Un settore indiscutibilmente trainante e cruciale per ridare fiato all’intera struttura sociale è quello della politica.
Una degna quota di rappresentanza politica delle donne nelle stanze dei bottoni è elemento non solo di equità tra i generi, ma potrebbe anche contribuire in modo incisivo per dare un nuovo volto alla politica e restituire ad essa valori come onestà, laboriosità ed efficacia nel raggiungimento di obiettivi comuni e positivi per l’intera collettività.
Da questo punto di vista la realtà resta ancora molto deludente: il rapporto Onu e dell’Unione Interparlamentare Ipu evidenzia che nel mondo, seppur in frazionario aumento, la percentuale delle donne elette nei parlamenti nazionali nel 2011 non supera di poco il 20%. L’Italia non si distingue positivamente, attestandosi al 57° posto nella classifica generale, con poco più del 21% di donne elette alla Camera dei deputati e del 18% di senatrici. Siamo lontani anni luce da quanto accade nei Paesi scandinavi, dove le donne costituiscono il 42% delle elette al Parlamento.
Le donne possono e devono aumentare il loro peso nelle decisioni che contano: tutti lo dicono, ma quanti sono i raggruppamenti politici, sindacali ed industriali che veramente mettono in pratica questa dichiarazione di intenti? Un primo passo avanti verso l’apertura della politica alle donne è stato offerto a fine 2012 dalle consultazioni parlamentarie per la formazione delle liste elettorali del Partito democratico e di Sinistra ecologia e libertà alle prossime elezioni politiche, con la doppia preferenza di genere.
Numerosissime sono state le candidate che si sono posizionate ai primissimi posti dei diversi territori dell’Italia intera. Le donne in generale hanno conseguito risultati migliori degli uomini, confermando perciò la chiara volontà dei cittadini di riconoscere alle donne un ruolo di primo piano. È evidente perciò che quando non c’è discriminazione di genere e si gareggia ad armi pari, le donne competono con gli uomini e spesso sono preferite.
Da qualche parte sono piovute critiche su alcuni aspetti tecnici delle parlamentarie del Pd e di Sel, riguardo in particolare la ristrettezza dei tempi concessi e l’approssimazione di alcuni meccanismi di accesso al voto. Pur riconoscendo fondatezza a tali osservazioni, non si può fare a meno di apprezzare lo spirito con il quale sia Bersani che Vendola hanno affrontato questo impegno e che offrirà la possibilità ad un numero maggiore di donne di accedere al Parlamento italiano dei prossimi anni.
Occorre però che queste buone pratiche siano estese anche agli altri partiti che invece continuano ad offrire alle donne solo posti marginali, di secondo piano ed in ogni caso quantitativamente ridotti. Se da un lato non desta meraviglia che alcuni partiti tradizionali e storicamente in mano a politici di professione releghino le donne a semplici bomboniere da mettere in mostra solo in occasioni mediatiche e di facciata, è clamoroso che anche partiti e movimenti nuovi, alcuni addirittura proclamatisi progressisti, rivoluzionari e contro la nomenclatura, continuino ad avere percentuali inaccettabilmente minoritarie di donne candidate e poste solo in coda alle liste, senza nessuna speranza di essere elette.
Eppure, la presa di coscienza femminile su tale squilibrio evidente in Italia è stata unanime, trasversale e condivisa da tutti. Basti pensare che il movimento “Se Non Ora Quando?” in modo quasi spontaneo ha portato nelle piazze il 12 febbraio 2011 milioni di cittadine e cittadini provenienti da tutti i partiti, movimenti, sindacati e dalla società civile per reclamare un pari accesso di genere nei posti che contano nel nostro Paese e per affermare in modo netto che senza le donne non si governa.
La questione della rappresentanza dei generi in politica, così come nei sindacati, nelle aziende ed in tutti i posti vitali del Paese è cruciale. Le nuove parlamentari donne della prossima legislatura avranno perciò il gravoso, ma non più rinviabile compito di promuovere e realizzare una riforma elettorale che cancelli l’attuale vergognoso Porcellum e che crei le condizioni tecniche per affermare e garantire pari accesso dei generi nelle istituzioni politiche italiane

Condividi

Autore

Teresa Potenza

Segretaria della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

I commenti sono chiusi.